domenica 26 giugno 2016

Mutuo e modello 730: detrazione e risparmio fino a 760 euro

Mutuo: risparmio fiscale su detrazione interessi
I contribuenti italiani sono sempre attenti alle opportunità di risparmio e tra queste rientrano sicuramente gli interessi sul mutuo.

Voci di corridoio parlano di una proroga del modello 730 fino al 22 luglio.
Quindi rimane ancora tempo per risistemare e trovare le ricevute e le fatture delle spese amiche, quelle cioè che potrebbero permettere di raggiungere una bella cifra in entrata.
Tra le spese detraibili e deducibili rientrano sicuramente quelle che riguardano la casa: mutuo stipulato per l'acquisto, le spese per i lavori di ristrutturazione, bonus arredamento, risparmio energetico e non ultima, la deduzione del 20% per l'acquisto di immobili destinati alla locazione.
In questo articolo ci soffermeremo sulla possibilità di portare in detrazione gli interessi del proprio mutuo.

Una delle voci maggiormente presenti nei 730 dei contribuenti italiani è proprio quella che riguarda il mutuo bancario. Infatti per acquistare le mura domestiche molte volte si ricorre al prestito bancario. Nel modello 730/2016 sarà possibile diminuire l’importo da versare al fisco, riportando nella riga E7 fino a 4.000 euro di interessi sui mutui stipulati per acquistare l’abitazione principale. In questo modo si avrà una bella sommetta che gli italiani metteranno in tasca in estate. Su questi 4.000 euro, chi presta l’assistenza fiscale, calcolerà poi la detrazione del 19% per un eventuale rimborso massimo di 760 euro, che avverrà direttamente in busta paga o sul rateo della pensione.

Per i mutui che hanno come scopo l'acquisto dell’abitazione principale, le regole da rispettare per detrarre gli interessi sono molte. Per avere diritto alla detrazione è indispensabile essere acquirenti dell’immobile e stipulatori del contratto di mutuo ipotecario. Vanno indicati gli interessi passivi, gli oneri accessori e le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati nel 2015 per i mutui ipotecari, a prescindere dalla scadenza della rata.

Per i mutui stipulati prima del 1993, lo “sconto” spetta su un importo massimo di 4.000 euro per ciascun intestatario, a patto che l’immobile sia utilizzato ad uso principale alla data dell’8/12/93 e che, negli anni successivi, questa destinazione non sia variata per motivi diversi da quelli di lavoro. Se nel corso del 2015 l’immobile non è stato più usato come abitazione principale per motivi diversi da quelli di lavoro, a partire dallo stesso anno, è possibile usufruire della detrazione del 19% su un importo massimo di 2.065,83 euro per ciascun intestatario del mutuo.

Per i mutui stipulati dopo il 1° gennaio 1993, se il mutuo è intestato a più persone il limite si riferisce al totale degli interessi, oneri accessori e quote di rivalutazione pagati complessivamente nell'anno. Per esempio, marito e moglie comproprietari dell’abitazione principale e cointestatari in parti uguali del relativo mutuo, possono riportare nella riga E7 al massimo 2.000 euro ciascuno. Se il mutuo è cointestato con il coniuge, ma uno dei due è fiscalmente a carico dell’altro, lo sconto spetta per entrambe le quote di interessi passivi a chi farà la dichiarazione.
La detrazione d’imposta si può sfruttare anche se l’abitazione è ad uso principale di un familiare (coniuge, parenti entro il terzo grado ed affini entro il secondo) dell’acquirente (intestatario del contratto di mutuo). Bonus garantito anche quando il mutuo è contratto per acquistare un’ulteriore quota di proprietà dell’immobile.
Ricapitolando, per i mutui stipulati dal 1° gennaio 2001, per usufruire della detrazione l’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro un anno dall'acquisto e questo deve essere avvenuto l’anno precedente o successivo alla data di stipula del mutuo.


In caso di separazione legale con abbandono della casa da parte del proprietario dell’immobile, anche il coniuge separato rientra ancora tra i familiari fino a quando non interviene l’annotazione della sentenza di divorzio e, quindi, si può continuare ad usufruire della detrazione degli interessi. In caso di divorzio, invece, il coniuge che ha lasciato l’appartamento e trasferito altrove la propria dimora abituale può detrarre gli interessi passivi nel caso in cui nell'appartamento continuano a vivere i figli o altri familiari (l’ex coniuge non rientra più fra questi). 

Se l’importo del mutuo è più alto del costo di acquisizione dell’immobile (comprese le spese notarili, le imposte e gli altri oneri accessori relativi all'acquisto) gli interessi da detrarre vanno calcolati con la seguente formula: costo di acquisizione dell’immobile X interessi pagati nel 2015 / capitale dato in mutuo.

Le spese per i mutui NON per l’acquisto dell’abitazione principale si indicano nelle righe da E8 a E12, con un codice a parte: “8” per i mutui ipotecari stipulati prima del ’93 su immobili diversi da quelli utilizzati come abitazione principale (ad esempio, la casa al mare o un negozio); “9” per i mutui (anche non ipotecari) stipulati nel 1997, per effettuare interventi di manutenzione, restauro e ristrutturazione degli edifici; “10” per i mutui ipotecari stipulati a partire dal 1998, per la costruzione e la ristrutturazione edilizia dell’abitazione principale; “11” per i prestiti e mutui agrari di ogni specie.