domenica 3 luglio 2016

Come sospendere il pagamento del mutuo per un anno

Le famiglie in difficoltà economica possono chiedere di sospendere i pagamenti della rata del mutuo per 12 mesi (mutui casa o surroga ma anche altri finanziamenti, come i prestiti personali) grazie alla moratoria nata dall'accordo tra Associazione Bancaria Italiana e Associazioni dei Consumatori del 31 marzo 2015, valido per il triennio 2015/16/17 (l'accordo è valido anche per finanziamenti per credito al consumo di almeno 24 mesi). Teniamo a precisare che si tratta di una possibilità diversa e alternativa rispetto al Fondo Statale di Solidarietà per Sospensione Mutui (18 mesi di sospensione, diversi requisiti per la domanda) e che il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha dichiarato che sarebbe preferibile sospendere il mutuo domandando l'accesso al Fondo di Solidarietà, chi non riuscisse può poi rivolgersi alla moratoria ABI-Consumatori.

L'accordo tra le banche e le associazioni dei consumatori per il piano di sospensione della rata del mutuo casa o surroga e dei prestiti personali o finalizzati alle famiglie in difficoltà economica è stato firmato a marzo 2015 e sarà valido sino a tutto il 2017. La moratoria mutui e prestiti ABI-Consumatori si fonda sulle regole fissate dalla Legge di Stabilità ma la durata massima della sospensione è un anno, non tre anni come era stato detto subito l'ok alla Legge di Stabilità 2015. Da notare che non tutte le associazioni dei consumatori hanno sottoscritto, ma di certo gli istituti di credito faranno valere queste regole.

Chi accede alla moratoria ABI-Consumatori non pagherà la quota capitale della rata del mutuo o del prestito di credito al consumo o finalizzato per un periodo variabile e massimo di 12 mesi, ma pagherà in ogni caso la quota interessi della rata del finanziamento; al termine della sospensione del mutuo casa (solo prima casa abitazione principale non di lusso, no seconde case) riprende il normale ammortamento, ovviamente prolungato per un periodo equivalente a quello della sospensione. Nessuna mora né commissione da saldare.

Condizioni per la sospensione del mutuo e del prestito, moratoria ABI-Consumatori
  • sospensione del pagamento del mutuo per 1 anno: condizioni di accesso e domanda per moratoria ABI-consumatori;
  • sospensione della quota capitale della rata per massimo 12 mesi, massimo una volta nel triennio 2015-2017;
  • si può sospendere il mutuo o il prestito anche se già stato sospeso in precedenza ma devono essere passati almeno due anni dall'inizio della precedente sospensione; inoltre la somma dei due periodi di sospensione non può superare i 12 mesi;
  • può essere richiesta per difficoltà economiche derivanti da cessazione del posto di lavoro (ad eccezione di risoluzioni consensuali o licenziamenti per giusta causa), sospensione o riduzione dell'orario di lavoro a causa della crisi per almeno 30 giorni consecutivi (vale anche per coloro ai quali il datore di lavoro abbia chiesto l'ammissione ad ammortizzatori sociali come cassa integrazione, mobilità, o anche contratti di solidarietà), morte o grave infortunio;
  • vale per mutui a tasso fisso, variabile, misto, per mutui surroga/portabilità, per mutui cartolarizzati, per mutui accollati dopo frazionamento ma, come detto sopra, anche per prestiti di credito al consumo o finalizzati se di durata almeno di 24 mesi (non vale però per le carte revolving e finanziamenti con ammortamento dello stesso tipo);
  • sospeso il pagamento della quota capitale del finanziamento, invece la quota interessi va pagata regolarmente e si calcola sull'intero debito residuo (da notare che con questa norma le banche scampano il "pericolo" che l'Arbitro Bancario Finanziario imponesse, come in passato, che in  caso di sospensione gli interessi si pagassero solo sulle quote capitale sospese e non sull'intero debito residuo);
  • nel periodo di sospensione, che ribadiamo non è di tre anni come si diceva prima dell'approvazione dell'accordo ma di un anno solo, si calcolano anche le rate già scadute fino a un massimo di 90 giorni prima della data di domanda di sospensione (cioè se le rate sono scadute da più di 90 giorni, se si è in ritardo col pagamento da più di 90 giorni, decade il diritto di richiedere la sospensione).
Nell'accordo ABI-Consumatori sulla sospensione mutui e prestiti c'è in realtà pure scritto che i singoli istituti di credito possono offrire condizioni migliori rispetto a quanto previsto, bisogna vedere chi lo fa davvero.

Come fare domanda per la sospensione del mutuo casa o del prestito con la moratoria ABI-Consumatori
  • la richiesta si fa direttamente alla propria banca, che deve dare risposta entro 20 giorni lavorativi (qui l'elenco delle banche aderenti);
  • termine ultimo per la presentazione della domanda: 31 dicembre 2017, eccetto proroghe;
  • chi ha usufruito di altre sospensioni del pagamento del mutuo molto probabilmente avrà risposta negativa, ad ogni modo si devono aspettare almeno 24 mesi dalla richiesta per la precedente sospensione ed il totale delle due sospensioni non può superare in ogni caso i 12 mesi;
  • si può fare domanda anche se si è in ritardo col pagamento di massimo tre rate, che saranno calcolate nel periodo di sospensione; con più di tre rate indietro da pagare la domanda verrà respinta;
  • non si può fare domanda in presenza di polizza assicurativa sul rimborso del finanziamento in caso di perdita o riduzione del lavoro che copra le rate oggetto di sospensione;
  • non si può fare domanda di sospensione mutuo se è stata decretata la risoluzione del contratto di mutuo o sia stata avviata una procedura esecutiva sull'immobile ipotecato.

Cosa succede al mutuo in caso di morte?

Nel caso in cui esista un mutuo su un immobile, quando avviene la morte del mutuatario, si possono aprire vari scenari, in base alle scelte che sono state fatte prima della stipula che dopo la morte del de cuius da parte degli stessi eredi.
Il punto certo rimane quello che la banca, in ogni caso, esige il pagamento del credito residuo o delle rate, e quindi si rivolgerà agli eredi secondo la linea di successione, a meno che non siano presenti delle polizze sulla vita caso morte fideiussorie.
Adesso vediamo le differenti possibilità.

Stipula di una polizza vita prima della stipula del mutuo
In questo caso si hanno due possibili scelte: la prima di queste è rappresentata da una polizza vita fideiussoria, che risarcirà la banca per il credito residuo (se il mutuo è cointestato, la polizza coprirà il 50% del credito residuo), senza troppe preoccupazione per i superstiti, i quali dovranno presentare alla compagnia di assicurazione i documenti che certificano il decesso, dopo di che la compagnia provvederà al risarcimento diretto all'istituto di credito.
Un’altra soluzione è quella della polizza vita causa morte stipulata separatamente al mutuo. In tale ipotesi non esiste un rapporto diretto tra banca e assicurazione, ed anche i massimali possono essere scelti con più libertà. Sta poi ai beneficiari/eredi decidere se impiegare l'importo, o una sua parte per pagare le rate del mutuo, o estinguere interamente il mutuo. In questo modo si ha anche una certa liquidità che permette di sostenere alcune spese obbligatorie, dovute proprio alla successione.

Assenza di una polizza vita
Gli eredi che subentreranno nella proprietà dell’abitazione dovranno procedere al pagamento delle rate, ma trattandosi di coobbligati, all'istituto di credito interessa solo il regolare pagamento, mentre chi pagherà (e quanto) deve essere deciso dagli stessi eredi. Questo almeno fino a quando non verrà aperta la successione, che metterà in chiaro chi sono i nuovi proprietari dell’immobile, che dovranno anche intestarsi il mutuo, e provvedere alla registrazione di una ipoteca che riporti i loro nominativi, al posto del de cuius.
Questa procedura obbligatoria richiede un atto effettuato davanti ad un notaio (con i relativi costi di iscrizione dell’ipoteca e onorario del notaio stesso). In fase di successione all'istituto di credito dovrà essere richiesta la certificazione del debito residuo ancora da rimborsare, che va allegata a tutta la documentazione della successione stessa.

Certamente si aprono ulteriori scenari se gli eredi decidono di rifiutare l’eredità (la banca dovrà procedere alla messa all'asta dell’immobile), o di accettarla con beneficio di inventario (ma in questo caso la banca vanterà una posizione privilegiata nell'acquisizione di beni mobili fino alla soddisfazione del proprio credito). Ad ogni modo la banca ha il diritto di accertarsi sulla solidità finanziaria di coloro che subentreranno nell'intestazione dell’immobile e del mutuo.

Mutuo in caso di morte dell’intestatario: la strada della “moratoria”
Nel caso in cui il decesso sia causa di grave pregiudizio per le finanze famigliari, allora, ricorrendo alcune ipotesi, si può richiedere l’accesso alla moratoria, ovvero alla sospensione del pagamento delle rate, per un periodo massimo che arriva fino ai 18 mesi. Le richieste devono inoltrate attraverso la Consap che stabilisce se ci siano i presupposti necessari per la moratoria.

sabato 2 luglio 2016

Cosa succede al mio mutuo se la banca fallisce?


Senza dubbio questa è una domanda che ogni mutuatario si è posto in seguito alla vicenda del fallimento di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFe.

Il fatto che il salvataggio di queste 4 banche, deciso dal Governo con il Decreto Salva Banche, sia pesato interamente sui clienti titolari di obbligazioni subordinate è servito ad aprire gli occhi a molti consumatori. Se una volta il fallimento di una banca era considerato un evento sporadico, oggi la fiducia nel sistema bancario italiano è ai minimi storici.

Con questa aria, molti consumatori hanno cercato di informarsi per capire come fosse più sicuro investire i propri soldi, ma anche per tutelare il proprio futuro in caso di fallimento della propria banca. La questione che ha suscitato più interesse è quella del mutuo casa, ovvero l’investimento più grande di un cittadino comune. La domanda è quindi: cosa succede al mutuo se la banca che lo ha erogato fallisce? 

La risposta a questa domanda è che non succede nulla.
In passato, nel caso in cui una banca fosse in procinto di fallire era la Banca d’Italia ad intervenire, oppure un altro gruppo bancario. In questo caso, chi aveva contratto un mutuo con la vecchia banca diventava semplicemente debitore dello Stato o del gruppo subentrante. Condizioni del finanziamento e rata restavano quindi invariate.

Anche se il caso Salva Banche ha dato il via ad una dinamica di salvataggio differente, decisamente meno favorevole per i clienti, la situazione per i mutuatari non cambia. Chi per esempio aveva contratto un mutuo con Banca Marche, è ora diventato creditore di Nuova Banca Marche, la nuova nata dal salvataggio della prima. Tasso, rata e durata del mutuo casa rimangono invariati, per cui i mutuatari non avranno alcun tipo di problema.

Nessuna conseguenza quindi per i mutuatari a seguito del fallimento della banca. Tuttavia è comprensibile che il rapporto di fiducia banca-cliente ne risulti alternato, motivo per cui è possibile considerare la possibilità di trasferire altrove il proprio mutuo grazie alla procedura della surroga. In questo caso occorre semplicemente individuare un finanziamento più conveniente, magari aiutandosi con dei comparatori per velocizzare la fase di ricerca, e fare richiesta di surroga alla nuova banca. Se le rate del mutuo sono state saldate con regolarità non dovrebbero esserci problemi, e in qualche mese il trasferimento del vecchio mutuo presso una nuova banca diventerà effettivo.

Chi paga il mutuo sulla casa coniugale in caso di divorzio?


Sembrerebbe una cosa che accade raramente, ma questa è una situazione che coinvolge 600.000 famiglie in Italia e che ha conseguenze pesanti per chi si trova fuori casa.

Un avvocato ci illustra le potenziali soluzioni per correre ai ripari, sia in presenza di figli minorenni o no.

"Mutuo e divorzio" è una questione che può rivelarsi piuttosto ardua dopo la fine di un amore, soprattutto se a essere coinvolti sono anche figli minorenni. Oltre al dispiacere per il matrimonio appena concluso, ci si trova a dover fronteggiare tutta una serie di problemi di natura economica e finanziaria. Prima di tutto quelli legati al mutuo eventualmente acceso per acquistare casa, considerato che quest’ultimo è un contratto che non ha nulla a che vedere con il rapporto matrimoniale e quindi con la separazione o il divorzio. La fine del matrimonio non ha infatti alcun effetto sul prestito che deve continuare ad essere pagato dai contraenti.
Un problema sempre più sentito, tanto che, secondo una recente indagine di Demoskopea condotto su un campione dei circa 2,7 milioni di separati e divorziati italiani, ben 610.000 intervistati non vivono più nella casa coniugale, ma continuano comunque a pagare il mutuo su questa proprietà. Un caso che riguarda soprattutto gli uomini, ma senza risparmiare anche il gentil sesso: tra i primi, il 20% continua infatti a pagare il mutuo a fronte del 18% delle donne. Con conseguenti disagi economici e condizioni di vita che peggiorano, soprattutto nel periodo immediatamente dopo alla separazione. In queste condizioni diventa infatti dura sostenere anche le spese per un eventuale affitto e la strada per ottenere un altro finanziamento per procedere con un nuovo acquisto può farsi tutta in salita. Ma a chi spetta pagare il mutuo quando si divorzia? Vediamo le diverse possibilità che possono accadere.

PRESENZA DI FIGLI MINORI
La situazione è più spinosa se ad essere coinvolti sono anche figli minorenni. Di solito il giudice assegna la casa coniugale al coniuge presso il quale vengono collocati i figli, quasi sempre la donna. Per cui ponendo il caso in cui il marito sia l’unico proprietario dell’immobile, quest’ultimo dovrà continuare a pagare le rate pur non potendo più abitare di fatto nell'abitazione.
Identico discorso se l’immobile è intestato ad entrambi i coniugi. Anche se il marito non abita più nella casa coniugale dovrà continuare a pagare la propria parte di rata del mutuo. In entrambi i casi il giudice può comunque stabilire in favore di chi paga il mutuo e non abita più nella casa coniugale, una riduzione dell’assegno di mantenimento dovuto all'ex, tenute conto delle spese che dovranno essere sostenute per l’eventuale affitto o acquisto di una nuova abitazione.

NESSUNA PRESENZA DI FIGLI MINORI
Più semplice da gestire, invece, la situazione nel caso in cui la coppia non abbia nessuna prole.
Se non ci sono figli il discorso dell’assegnazione cade e se la casa è in comproprietà è opportuno trovare un accordo tra gli ex coniugi.
Le potenziali soluzioni sono diverse. Si può decidere, per esempio, di lasciare cointestato il mutuo. In questo caso gli ex coniugi devono continuare a pagare entrambi la propria parte di rata all'istituto di credito che, in caso di mancato esborso da parte di uno dei due, può pignorare i loro beni. Un’altra via percorribile è relativa all'uscita di uno dei due coniugi dal contratto di mutuo. Sempre però che la banca dia il suo benestare. In caso positivo occorrerà rinegoziare le condizioni del finanziamento e il coniuge uscente potrà chiedere che gli venga rimborsata la metà delle rate già pagate. Da notare che il rimborso delle rate può avvenire anche tramite la cessione di un altro bene in proprietà (auto, casa al mare e così via) oppure attraverso una diminuzione dell’assegno di mantenimento da versare. La terza strada riguarda infine l’estinzione del mutuo: i coniugi possono cioè decidere di vendere la casa, chiudere il finanziamento e dividere il guadagno della vendita in proporzione alle rispettive quote di proprietà.