sabato 2 luglio 2016

Chi paga il mutuo sulla casa coniugale in caso di divorzio?


Sembrerebbe una cosa che accade raramente, ma questa è una situazione che coinvolge 600.000 famiglie in Italia e che ha conseguenze pesanti per chi si trova fuori casa.

Un avvocato ci illustra le potenziali soluzioni per correre ai ripari, sia in presenza di figli minorenni o no.

"Mutuo e divorzio" è una questione che può rivelarsi piuttosto ardua dopo la fine di un amore, soprattutto se a essere coinvolti sono anche figli minorenni. Oltre al dispiacere per il matrimonio appena concluso, ci si trova a dover fronteggiare tutta una serie di problemi di natura economica e finanziaria. Prima di tutto quelli legati al mutuo eventualmente acceso per acquistare casa, considerato che quest’ultimo è un contratto che non ha nulla a che vedere con il rapporto matrimoniale e quindi con la separazione o il divorzio. La fine del matrimonio non ha infatti alcun effetto sul prestito che deve continuare ad essere pagato dai contraenti.
Un problema sempre più sentito, tanto che, secondo una recente indagine di Demoskopea condotto su un campione dei circa 2,7 milioni di separati e divorziati italiani, ben 610.000 intervistati non vivono più nella casa coniugale, ma continuano comunque a pagare il mutuo su questa proprietà. Un caso che riguarda soprattutto gli uomini, ma senza risparmiare anche il gentil sesso: tra i primi, il 20% continua infatti a pagare il mutuo a fronte del 18% delle donne. Con conseguenti disagi economici e condizioni di vita che peggiorano, soprattutto nel periodo immediatamente dopo alla separazione. In queste condizioni diventa infatti dura sostenere anche le spese per un eventuale affitto e la strada per ottenere un altro finanziamento per procedere con un nuovo acquisto può farsi tutta in salita. Ma a chi spetta pagare il mutuo quando si divorzia? Vediamo le diverse possibilità che possono accadere.

PRESENZA DI FIGLI MINORI
La situazione è più spinosa se ad essere coinvolti sono anche figli minorenni. Di solito il giudice assegna la casa coniugale al coniuge presso il quale vengono collocati i figli, quasi sempre la donna. Per cui ponendo il caso in cui il marito sia l’unico proprietario dell’immobile, quest’ultimo dovrà continuare a pagare le rate pur non potendo più abitare di fatto nell'abitazione.
Identico discorso se l’immobile è intestato ad entrambi i coniugi. Anche se il marito non abita più nella casa coniugale dovrà continuare a pagare la propria parte di rata del mutuo. In entrambi i casi il giudice può comunque stabilire in favore di chi paga il mutuo e non abita più nella casa coniugale, una riduzione dell’assegno di mantenimento dovuto all'ex, tenute conto delle spese che dovranno essere sostenute per l’eventuale affitto o acquisto di una nuova abitazione.

NESSUNA PRESENZA DI FIGLI MINORI
Più semplice da gestire, invece, la situazione nel caso in cui la coppia non abbia nessuna prole.
Se non ci sono figli il discorso dell’assegnazione cade e se la casa è in comproprietà è opportuno trovare un accordo tra gli ex coniugi.
Le potenziali soluzioni sono diverse. Si può decidere, per esempio, di lasciare cointestato il mutuo. In questo caso gli ex coniugi devono continuare a pagare entrambi la propria parte di rata all'istituto di credito che, in caso di mancato esborso da parte di uno dei due, può pignorare i loro beni. Un’altra via percorribile è relativa all'uscita di uno dei due coniugi dal contratto di mutuo. Sempre però che la banca dia il suo benestare. In caso positivo occorrerà rinegoziare le condizioni del finanziamento e il coniuge uscente potrà chiedere che gli venga rimborsata la metà delle rate già pagate. Da notare che il rimborso delle rate può avvenire anche tramite la cessione di un altro bene in proprietà (auto, casa al mare e così via) oppure attraverso una diminuzione dell’assegno di mantenimento da versare. La terza strada riguarda infine l’estinzione del mutuo: i coniugi possono cioè decidere di vendere la casa, chiudere il finanziamento e dividere il guadagno della vendita in proporzione alle rispettive quote di proprietà.